martedì 23 ottobre 2012

ANTEPRIMA !!! Seize The Night

Seize The Night 
Di 
SHERRILYN KENYON


© 2005 - Seize the Night traduzione amatoriale senza scopo di lucro


Data Nascita: 152 a.C.
Luogo di nascita: Roma Lemma: Carpe Noctem, Afferra la Notte,
Canzone favorita per cacciare:Psychokiller, Talking Heads
Residenza attuale: New Orleans
Valerius è il figlio di un Senatore Romano. All'età di ventidue anni, divenne un Generale Romano che capeggiò le conquiste in Grecia, Gallia e Britannia. Per la ragione più ovvia,lui non va d'accordo con la maggior parte dei Dark-Hunters ed è imperativo che sia tenuto lontano da Kyrian, Kell, Safrax, Zarek e Zoe.Val in realtà è condannato all'ostracismo dal resto dei suoi simili. Reta ha cercato varie volte di avvicinarlo al circolointimo degli altri Dark-Hunters, ma i più vecchi si rifiutano di perdonarlo per i crimini del suo passato.Nessuno sa che cosa lo portò a diventare Dark-Hunter. Val ha fatto il suo debutto in L'abbraccio della notte 



                                                          Prologo-
Buon compleanno, Agrippina – disse Valerius mentre posava una sola rosa rossa ai piedi della statua di marmo poggiata sul altare in casa sua.Non era nulla rispetto al posto sacro che quella stessa donna aveva avuto nel suo cuore mentre era viva. Un posto che occupava ancora, perfino dopo duemila anni.Chiuse gli occhi sentendosi spezzare per il dolore della sua perdita. Distrutto dalla colpa che gli ultimi suoni che aveva sentito come mortale fossero stati gli angosciosi singhiozzi di lei che gridava chiedendo il suo aiuto.Incapace di respirare, allungò una mano e toccò la sua mano di marmo. La pietra era dura. Fredda.Rigida. Cosa che Agrippina non era mai stata. In una vita che si misurava per la sua brutale serietà ed asprezza, lei era stata il suo unico rifugio.E lui l’amava ancora per la silenziosa bontà che gli aveva concesso.Strinse la delicata mano tra le sue, e dopo appoggiò la guancia contro il freddo palmo di marmo.Se avesse potuto esprimere un desiderio, sarebbe stato quello di poter ricordare l’esatto tono della sua voce.Sentire il calore delle sue dita sulle labbra.Ma il tempo aveva cancellato tutto, tranne l’agonia che aveva causato. Sarebbe morto altre diecimila volte se solo avesse potuto salvarla dal dolore di quella notte.Disgraziatamente, non c’era modo di riportare indietro il tempo. Non c’era modo di forzare i Destini e disfare le loro azioni per poterle dare la felicità che avrebbe dovuto conoscere.Così come non c’era niente che potesse riempire il vuoto doloroso che la morte di Agrippina gli aveva lasciato dentro.Stringendo i denti, Valerius si allontanò accorgendosi che la fiamma eterna che ardeva accanto alla statua stava scoppiettando.- Non preoccuparti – mormorò alla sua immagine -. Non ti lascerò al buio. Lo prometto.Era una promessa che le aveva fatto in vita e, nonostante la morte, non l’aveva mai infranta. Da più di duemila anni quella luce era sempre stata accesa nonostante lui fosse obbligato a vivere nel’oscurità che tanto l’aveva terrorizzata. Valerius attraversò la stanza illuminata per raggiungere l’enorme credenza in stile romano in cui conservava l’olio per la fiamma di Agrippina. Lo estrasse e lo portò fino alla statua; poi salì sul piedistallo di pietra per rovesciare i residui che ancora restavano nella lampada.In quella posizione, la sua testa si trovava alla stessa altezza di quella di lei. Lo scultore al quale secoli prima aveva commissionato la statua, aveva catturato perfettamente ogni curva del suo bellissimo viso. La memoria di Valerius completava l’insieme colorando di miele i suoi capelli; il verde vivido dei suoi occhi. Agrippina era stata perfetta nella sua bellezza.Sospirando, Valerius toccò la guancia della statua prima di scendere. Era inutile pensare al passato.Quel che era fatto, era fatto.Ora aveva giurato di proteggere gli innocenti. Proteggere l’umanità ed assicurarsi che nessun altro uomo dovesse perdere una luce tanto preziosa per la sua anima come quella che aveva perso Valerius. Certo che la fiamma sarebbe durata fino alla notte seguente, chinò rispettosamente la testa davanti alla statua.- Amo – disse, sussurrando la parola latina per dire “ti amo”. Ringraziava gli dei per aver avuto il coraggio di dirglielo ad alta voce mentre era viva.




Capitolo 1

- Mi importa un accidenti se mi gettano nel pozzo più profondo e fangoso per tutta l’eternità.
Appartengo a questo posto e nessuno mi obbligherà ad andarmene. Nessuno!
Tabitha Deveraux respirò profondamente e si sforzò di non discutere mentre cercava di raggiungere
la chiusura delle manette che sua sorella Selena aveva usato per legarsi al recinto di ferro battuto
che circondava la Famosa Jackson Square. Selena aveva nascosto la chiave nel suo reggiseno e Tabitha non aveva nessuna voglia di cercarla lì.
Non c’era alcun dubbio che le avrebbero arrestate, perfino a New Orleans.
Per fortuna non c’era molta gente per strada alla metà di ottobre al' imbrunire, ma chi ancora
passava da quelle parti le fissavano mentre passavano loro accanto. Non che a Tabitha importasse.
Era più che abituata alla gente che la osservava pensando che era strana. Perfino pazza.
Lei si inorgogliva di entrambe le cose. Era anche orgogliosa di essere disponibile per i suoi amici e la sua famiglia anche nel mezzo di una crisi. E in quel momento, la sorella maggiore era turbata poiché suo marito Billy, aveva da poco avuto un incidente che lo aveva quasi ammazzato.
Tabitha cercò goffamente la chiusura. L’ultima cosa che voleva era che arrestassero sua
Di nuovo. Selena cercò di allontanarla con uno spintone ma Tabitha non cedette così Selena la morse. Tabitha fece un salto all’indietro gridando mentre scuoteva la mano nel vano tentativo di alleviare il dolore. Per niente pentita, Selena, che indossava un paio di jeans corti e un enorme maglione blu che era evidente apparteneva a Billy, si sdraiò sugli scalini lastricati che conducevano al parco. I suoi capelli castani lunghi e ricci erano raccolti in una treccia e stranamente, erano in ordine. Nessuno avrebbe riconosciuto Madame Selene, come era conosciuta dai turisti, se non fosse
per il grande cartello che teneva tra le mani che diceva: “Anche i sensitivi hanno dei diritti”.
Da quando era stata approvata quella stupida e sciocca legge che diceva che i sensitivi non
potevano più leggere le carte ai turisti nel parco, Selena stava lottando contro di essa.
Precedentemente, la polizia l’aveva portata fuori a forza dall’edificio federale in cui era andata a protestare, così Selena si era vista costretta ad incatenarsi al portone dell’edificio che non era molto lontano da dove una volta aveva messo il suo tavolo pieghevole per leggere il futuro alle persone.
Era un peccato che non potesse vedere il proprio destino con tanta chiarezza come lo vedeva Tabitha. Se Selena non si slegava da quella maledetta inferriata, avrebbe passato la notte in prigione.
Alterata e furiosa, Selena continuò ad agitare il cartello. Non c’era modo di farla ragionare. Ma Tabitha era abituata a quelle dimostrazioni. Le emozioni forti, l’ostinazione e la pazzia erano abituali nella sua famiglia cajun-rumena.
- Andiamo, Selena – disse cercando di tranquillizzarla -. Si sta facendo buio ormai. Non vuoi
diventare un’esca per i demoni, vero?
- Non mi importa! – esclamò Selena, col viso distorto per la rabbia -. Comunque, i demoni non si prenderanno la mia anima, poiché io non ho la maledetta volontà di vivere. Voglio solo che mi restituiscano il mio posto. Questo è il mio posto e non me ne andrò.
Punteggiò ogni sillaba con un colpo del suo cartello contro le pietre. - Bene. Sospirando irritata, Tabitha si sedette accanto a lei, ma non tanto vicino al punto che Selena
avrebbe potuto morderla di nuovo. Non voleva lasciare lì fuori da sola la sorella maggiore.
Specialmente perché Selena era così arrabbiata.
I demoni potevano anche non volerla, ma un malintenzionato sì.
Così rimasero ambedue immobili, senza fare nulla. Tabitha vestita tutta di nero e con i capelli castano scuri legati con una spilla d’argento e Selena agitando il suo cartello verso chiunque si avvicinava a loro, sollecitandone la firma sulla petizione che serviva a modificare la legge.
- Ehi, Tabby. Come stai?
Era una domanda retorica. Tabitha salutò con la mano Bradley Gambieri, uno dei professori
universitari che organizzava tour turistici sui vampiri al’interno del Quartiere Francese, che stava distribuendo opuscoli turistici. Non si fermò nemmeno mentre passava, ma si accigliò guardando
Selena che gli lanciò un epiteto perché non aveva voluto firmare la sua petizione.
Meno male che la conosceva bene, altrimenti avrebbe potuto offendersi sul serio.
Tabitha e sua sorella conoscevano la maggior parte delle persone che frequentavano il Quartiere
Francese. Erano cresciute lì, e avevano frequentato l’area intorno al parco fin da adolescenti.
Ovviamente, le cose erano cambiate con gli anni. Alcuni negozi si erano aperti e altri chiusi. Il Quartiere era più sicuro in quel periodo di quanto lo fosse stato alla fine degli anni ’80, inizio anni
’90, però alcune cose erano rimaste uguali. La panetteria, il Caffè Pontalba, il Caffè Di Sbucci, e il Corner Caffè, erano rimasti dov’erano. I turisti si riunivano ancora intorno al parco per guardare avidamente la cattedrale e le persone del posto che passavano da lì... e i vampiri e i delinquenti continuavano a spiare le strade alla ricerca di facili vittime.
In quel momento le si rizzarono i capelli sulla nuca.
Tabitha mosse istintivamente la sua mano verso il fodero nascosto nel suo stivale nel cui tacco si celava una lama di sette centimetri mentre scrutava la gente intorno a sè.
Negli ultimi tredici anni, Tabitha era stata una cacciatrice di vampiri. Era anche una dei pochi essere umani di New Orleans che sapeva quello che davvero succedeva di notte in città. Aveva dentro e anche fuori delle cicatrici a dimostrazione delle sue battaglie con i demoni. E aveva promesso a se stessa di assicurarsi che nessuno di loro avrebbe potuto ferire qualcuno che era sotto la sua protezione.
Era un giuramento che prendeva molto sul serio; avrebbe ammazzato chiunque o qualunque cosa se fosse stata costretta.
Ma non appena il suo sguardo trovò l’alto ed eroticamente uomo sexy, che portava uno zaino nero, girando l’angolo del Presbiterio, si rilassò.
Erano passati un paio di mesi dal’ ultima volta che lui era stato in città. A dire il vero, lei ne aveva sentito la mancanza più di quanto avrebbe dovuto.
Contro la sua volontà e il buonsenso, aveva permesso che Acheron Parthenopaeus si insinuasse nel suo cuore guardingo. Ma, d’altra parte, era difficile non adorare un uomo come Ash. La sua camminata lunga e sensuale era impossibile da ignorare e ogni donna che si trovava nel parco, tranne la distratta Selena, rimase colpita dalla sua presenza. Tutte si fermarono per guardarlo camminare, come se fossero obbligate da una forza invisibile. Lui era sexy in un modo in cui pochi altri uomini lo erano.
Aveva un’aurea pericolosa e selvaggia e dai suoi languidi e lenti movimenti, era evidente che sarebbe stato incredibile a letto. Era qualcosa che sapevi automaticamente solo vedendolo e che faceva fremere il tuo corpo come una cioccolata calda e seducente.
Con i suoi oltre due metri di altezza, Ash emergeva sempre al di sopra della folla. E, come lei, era vestito tutto di nero.
La sua maglietta di Godsmack2 pendeva fuori dai pantaloni e gli era un pò grande, ma ciò non diminuiva il fatto che Ash aveva un corpo stupendo. E i suoi pantaloni di pelle fatti su misura
modellavano un posteriore tanto incredibile che sembrava pregare per un pizzicotto.
Ma lei non lo avrebbe mai fatto. C’era un’aria indefinibile intorno a lui che avvertiva la gente di mantenere le mani lontane se desideravano continuare a vivere.
Tabitha sorrise vedendo i suoi stivali. Ash aveva una preferenza particolare per gli indumenti gotici tedeschi. Quella sera portava un paio di stivali da motociclista neri con delle fibbie a forma di pipistrello.
I suoi capelli lunghi e neri erano sciolti sulle spalle. Erano la cornice ideale per un viso
sopra naturalmente bello e nonostante tutto completamente virile. Perfetto. C’era qualcosa in Ash che faceva sì che ogni ormone del suo corpo si risvegliasse e desiderasse di più.
Ma oltre a tutta la sua attrattiva sessuale, era circondato da un’aura tanto oscura e mortale che le impediva di pensare a lui come a qualcosa di più di un amico.
E lui era diventato suo amico fin dal momento in cui lo aveva conosciuto al matrimonio della sua gemella, Amanda, tre anni prima. Da allora, le loro strade si erano incrociate ogni qual volta lui veniva a New Orleans aiutandola a pattugliare le strade della città dai suoi predatori.
Ora era come un membro della sua famiglia, specialmente perché si fermava frequentemente a casa di sua sorella e, in realtà, era anche il padrino della figlia di Amanda.
Lui si fermò accanto a lei e chinò la testa. Avendo gli occhiali da sole, Tabitha non riusciva a capire se stava guardando Selena o lei, ma era evidente che entrambe lo preoccupavano.
- Ciao, bel bambino – lo salutò Tabitha. Sorrise rendendosi conto che la maglietta di Ash era un tributo alla canzone “Vampiri” di Godsmack. Stranamente adeguato poiché Ash era un immortale con i canini vampireschi -. Bella maglietta – commentò.
Ignorando il suo complimento, si tolse lo zaino nero dalla spalla, si alzò gli occhiali mettendo così in mostra dei cangianti occhi argentati che sembravano scintillare nel’oscurità.
- Da quanto tempo Selena si è ammanettata ai cancelli?
- Da circa mezz’ora . Ho pensato di rimanere con lei per evitare che si trasformi in kabob per demoni.
- Magari – brontolò Selena. Alzò la voce e spalancò le braccia -. Ecco vampiri, sono qui, venite e mettete fine alla mia miseria!
Tabitha ed Ash si scambiarono uno sguardo divertito e irritato davanti alla sua drammaticità. Poi Ash andò a sedersi accanto a Selena.
- Ciao, Lanie – disse con calma, mentre depositava lo zaino ai suoi piedi.
- Vattene, Ash. Non me ne andrò da qui finchè non annulleranno quella legge. Io appartengo a questo parco. Sono cresciuta qui.
Ash annuì comprensivo. - Dov’è Bill? - Lui è un traditore! – grugnì Selena. Tabitha rispose alla sua domanda. - Probabilmente è in tribunale, cercando di alleviare il dolore alle sue parti private che Selena ha colpito accusandolo di essere l’uomo che la sta “opprimendo”. L’espressione di Ash si addolcì, divertito al pensiero. - Se lo meritava – disse Selena sulla difensiva -. Mi ha detto che la legge è legge e che devo
rispettarla. Al diavolo. Non andrò da nessuna parte finchè non la cambieranno. - Suppongo che rimarrò qui per parecchio tempo – disse nostalgicamente Tabitha. - Tu puoi far annullare la legge – disse Selena rivolgendosi ad Ash -. Vero? Ash si appoggiò contro le grate senza fare commenti. - Non ti avvicinare troppo a lei, Ash - lo avvertì Tabitha -. È famosa per mordere. - Allora siamo in due – rispose lui con un pizzico di umorismo nella voce mentre per un attimo spuntavano i suoi canini -. Ma per qualche motivo, penso che il mio morso potrebbe far un pò più male.
- Non sei spiritoso – disse Selena di malumore. Ash passò un braccio intorno alle spalle di Selena.
- Andiamo, Lanie. Sai che anche se resti qui, non cambierà niente. Presto o tardi verrà un
poliziotto...
- E io lo colpirò. Ash la strinse con più forza. - Non puoi attaccarlo perché fa il suo lavoro. - Sì, che posso! Lui cercò di rimanere calmo mentre trattava con la Regina dell’Isteria. - È proprio quello che vuoi fare? - No. Voglio che mi ridiano il mio posto – rispose Selena con voce addolorata. Il petto di Tabitha si strinse, provando angoscia per lei -. Non facevo del male a nessuno mettendo qui il mio tavolo. Questo è il mio spazio. Ho avuto il mio posto qui dal 1986! Non è giusto che loro mi obblighino ad andare via perché quegli stupidi artisti sono gelosi. E comunque, chi vuole una delle loro porcherie nel parco? Sono stupide. Cosa è New Orleans senza i suoi sensitivi? Solo un’altra città turistica noiosa e vecchia, ecco quello che è! Ash l’abbracciò pietosamente.
- I tempi cambiano, Selena. Credimi, lo so, e a volte non c’è altro da fare che lasciarlo passare. Non importa quanto desideri fermare il tempo, esso deve proseguire e andare avanti.
Tabitha sentì la tristezza nella sua voce mentre consolava sua sorella. Ash era vivo da più di
undicimila anni. Ricordava New Orleans dai giorni in cui poteva appena essere chiamata città. Anzi, probabilmente ricordava New Orleans prima ancora che qualunque civiltà avesse potuto reclamarla.
Se qualcuno conosceva i cambiamenti, questo era Acheron Parthenopaeus.
Ash asciugò le lacrime dal viso di Selena e le mosse il mento perché guardasse l’edificio che
avevano di fronte.
- Sai, quell’e dificio è in vendita. “Lettura dei Tarocchi e Boutique Mistica di Madame Selene”. Puoi immaginarlo?
Selena sbuffò.- Sì, certo. Come se avessi il denaro per comprarlo. Hai una vaga idea di quanto valgono qui gli immobili?
Ash si strinse nelle spalle. - Il denaro non è un problema per me. Chiedilo e sarà tuo. Selena sbatte le palpebre guardandolo, come se non potesse credere a quello che le stava
offrendo. - Sul serio?
Lui annuì.
- Qui potresti mettere un cartello che indichi alla gente il tuo nuovo negozio, dove potrai leggere i tarocchi fino alla nausea.
Vedendo finalmente una soluzione alla pazzia temporanea di sua sorella, e grata ad Ash per quel motivo, Tabitha si sedette di fronte a Selena per poterla guardare.
- Hai sempre detto che ti piacerebbe stare in un posto dove non ti bagneresti quando piove. Selena si schiarì la gola mentre pensava. - Sarebbe carino trovarsi all’interno di un edificio. - Sì – disse Tabitha -. Non ti congeleresti in inverno né soffriresti il caldo in estate. Aria
condizionata tutto l’anno. Non dovresti più trascinare il tuo carrello fin qui e poi mettere la sedia e il tavolo. Potresti perfino avere una Z-Boy nella stanza sul retro e leggere ogni tipo di carte. Tia sarebbe terribilmente gelosa poiché desidera da tempo un negozio più vicino al parco. Pensaci.- Lo vuoi? – domandò Ash. Selena annuì fervidamente. Lui estrasse il suo cellulare e fece un numero.
- Ehi, Bob – disse dopo una breve pausa -. Sono Ash Parthenopaeus. C’è un edificio in vendita in St. Anne’s in Jackson Square... sì, proprio quello. Lo voglio. – sorrise a Selena -. No, non ho bisogno di vederlo. Voglio solo le chiavi qui domattina. – Allontanò il telefono dal suo orecchio e chiese -. A che ora potrai incontrarlo, Selena?
- Alle dieci? Lui ripetè l’ora al telefono. - Sì. e fai il contratto a nome di Selena Laurens. Passerò domani pomeriggio per il pagamento. Molto bene. Ti auguro una buona serata. Chiuse la comunicazione e rimise il cellulare in tasca. Selena gli sorrise. - Grazie. - Non c’è problema. Nell’ istante in cui si alzò, la catena cadde,
aperta, dalla mano di Selena. Per Dio, quell’uomo aveva dei poteri terribili. Tabitha non era sicura
di quale fosse più impressionante. Quello che gli aveva permesso di togliere la catena a Selena senza un graffio o quello che gli permetteva di spendere un paio di milioni di dollari senza sbattere le ciglia.
Ash allungò la mano verso Selena aiutandola a rimettersi in piedi.
- Assicurati solo di avere cose brillanti e abbaglianti per quando Simi vorrà fare shopping quando saremo qui.
Tabitha rise nel sentir menzionare il demonio... o chissà cosa, di Ash... Tabitha non sapeva ancora se Simi era la sua ragazza o cosa. Tra quei due c’era una relazione molto strana.
Simi esigeva ed Ash dava senza esitare.
A meno che non si trattasse di qualcuno che Simi voleva mangiare o ammazzare. Quelle erano le uniche due occasioni in cui aveva visto Ash essere fermo con il demonio che per la maggior parte del tempo teneva nascosto ai Dark-Hunters. L’unico motivo per cui Tabitha sapeva dell’esistenza di Simi era perché spesso il demonio li accompagnava a vedere dei film. Per qualche motivo Ash adorava il cinema e Tabitha era andata a vederne parecchi con lui negli ultimi due anni. I suoi favoriti erano i film di terrore e di azione. Mentre Simi lo obbligava a sopportare film da “piccoli” che di solito facevano gemere Ash.
- Dov’è Simi questa sera? – domandò Tabitha. Ash si passò la mano sul tatuaggio di drago
sull’avambraccio. - Eccola. Ma è troppo presto per lei. Non le piace uscire almeno fino alle nove. Si mise il suo zaino in spalla. Selena si alzò in punta di piedi e strattonò Ash verso il basso per poterlo abbracciare. - Avrò una linea completa di Kirk’s Folly5 solo per Simi. Sorridendo lui le accarezzò la schiena. - Niente più catene, vero? Selena si allontanò. - Beh Bill ha detto che potevo protestare più tardi con lui in camera da letto, e in realtà sono
in debito con lui per il calcio che gli ho dato, per cui... Ash rise mentre Selena raccoglieva le catene dalla strada. - E tu ti chiedi perché sono pazza – disse Tabitha mentre Selena le metteva nella tasca dei suoi pantaloni. Ash abbassò i suoi occhiali per coprire i suoi strani occhi argentati. - Almeno è divertente. - E tu sei troppo caritatevole. – Ma era proprio quello che Tabitha più amava di Ash. Lui vedeva sempre il buono in tutte le persone -. Allora, cosa fai questa notte? – gli domandò mentre
Selena piegava il suo cartello fatto a mano.
Prima che lui potesse rispondere, una enorme Harley nera apparve ruggendo in St. Anne. Quando arrivò all’angolo che portava per Royal Street, la moto si fermò e il motore si spense.
Tabitha osservò come l’alto e sottile motociclista, tutto coperto di pelle nera, manteneva la moto tra le sue cosce con facilità mentre si toglieva il casco.
Sorpresa, si ritrovò a guardare una donna afroamericana e non un uomo che posò il casco davanti a sè sulla moto chiudendo la chiusura della sua giacca. Molto alta, era magra e muscolosa, con la pelle nera perfetta. I capelli erano legati in una treccia.
moto?
- Acheron – disse, con un accento caraibico e canterino -. Dove dovrei parcheggiare la mia
Ash indicò Decatur Street, alle sue spalle.
- C’è un parcheggio pubblico sull’altro lato della Brewery. Aspetterò qui il tuo ritorno. – Lo sguardo
della donna andò a Tabitha e poi a Selena -. Sono amiche – disse Ash -. Tabitha Devereaux e Selena Laurens.
- Le cognate di Kyrian? – Ash annuì -. Sono Janice Smith – si presentò loro -. È un piacere
conoscere delle amiche degli Hunter.
Tabitha era sicura che era un gioco di parole che si basava più sull’antica occupazione di Kyrian come Dark-Hunter che per il suo cognome, poiché era stato un guerriero immortale come Janice e Ash che pattugliavano la notte contro i vampiri, demoni e astuti dei.
Janice rimise in moto la sua motocicletta e si allontanò. - Una nuova Dark Hunter? – domandò Selena prima che Tabitha ne avesse la possibilità. Lui annuì. - Artemide l’ha trasferita qui dalle Keyes della Florida per aiutare Valerius e Jean-Luc.
Questa è la sua prima notte così ho pensato di portarla un pò in giro per la città. - Hai bisogno di aiuto? – domandò Tabitha. - No. Solo cerca di non inchiodare di nuovo un bastone su Jean-Luc se lo incontri di nuovo. Tabitha rise per la sua allusione alla notte in cui aveva conosciuto accidentalmente il Dark- Hunter pirata. Era buio e Jean-Luc l’aveva afferrata da dietro in un vicolo mentre lei stava seguendo un gruppo di demoni. Tutto quello che Tabitha era riuscita a vedere erano dei canini e una statura altissima, così lo aveva colpito.
Jean-Luc non l’aveva ancora perdonata. - Non posso evitarlo. Tutti voi zannuti vi somigliate nel buio. Ash sorrise. - Sì. so quello che vuoi dire. Anche a noi, tutti voi che avete un’anima, sembrate uguali. Tabitha strinse la sua mano mentre rideva. Abbracciò Selena e poi si diresse verso Decatur Street, dove sua sorella aveva parcheggiato la sua jeep dall’altro lato della strada. Non le ci volle molto per accompagnare a casa sua sorella dove l’aspettava un sospettoso Bill che non sapeva se Selena lo avrebbe picchiato di nuovo o no. Una volta che Tabitha fu sicura che Selena sarebbe stata bene... e anche Bill... si incamminò di nuovo nel Quartiere Francese per  fare quello che faceva ogni notte: cercare demoni. Era una notte relativamente tranquilla. Seguì la sua solita routine di fermarsi al Caffè
Pontalba e comprare quattro piatti di fagioli rossi e riso e delle Coca Cola da portare, portandoli in un vicolo vicino a Royal Street dove di solito si riunivano molti senzatetto. Da quando l’amministrazione cittadina aveva prese delle energiche misure contro i vagabondi e i senzatetto, non erano più numerosi come prima. Ora loro, così come i vampiri che lei perseguiva, si
mantenevano all’ombra, dove erano poco notati.
Ma Tabitha sapeva che c’erano e non si permetteva mai di dimenticarli. Lasciò il cibo su un vecchio arile arrugginito poi si voltò per andarsene. Non appena arrivò sul bordo del marciapiedi, sentì i
senzatetto correre alla ricerca del cibo. - Ehi, se volete un lavoro... Ma erano spariti prima che potesse finire la frase.
Sospirando, Tabitha si incamminò per Royal Street. Non poteva salvare il mondo, lo sapeva. Ma almeno poteva occuparsi che qualcuno di loro mangiasse.
Senza nessuna vera destinazione in mente, vagò per le solite strade e curiosò per le vetrine delle gioiellerie.
- Ehi, Tabby, recentemente hai ammazzato qualche vampiro?
Alzò lo sguardo e vide Richard Crenshaw che camminava verso di lei. Lavorava come cameriere nel ristornate Mike Anderson’s Seafood che si trovava vicino al suo negozio, e aveva la brutta abitudine di andare lì quando usciva dal lavoro per civettare con le modelle che indossavano i capi di Tabitha fatti su misura.
Come sempre, stava ridendo di lei. Quello le stava bene. La maggior parte della gente lo faceva. In realtà, la maggior parte della gente pensava che fosse pazza. Perfino la sua stessa famiglia aveva riso di lei per anni... finchè la sua gemella non aveva finito per sposare un Dark- Hunter ed aveva affrontato un vampiro che quasi l’aveva uccisa.
Improvvisamente la sua famiglia si era resa conto che le sue storie soprannaturali di tutti quegli anni, non erano né invenzioni né allucinazioni.
- Sì – disse a Richard – ne ho ucciso uno ieri sera. – Lui alzò gli occhi al cielo e rise mentre
continuava a camminare -. Di niente, Dick – disse a bassa voce mentre lui si allontanava.
Il demone che lei aveva polverizzato stava ciondolando intorno alla porta del retro del ristorante
dove di solito Richard portava fuori la spazzatura prima di finire con il lavoro. Se Tabitha non avesse ammazzato il demone, ora probabilmente Richard sarebbe stato morto.
D’accordo. Lei in realtà non voleva ringraziamenti per ciò che faceva e ovviamente non se li
aspettava.
Continuò a camminare dirigendosi in fondo alla strada sentendosi eccessivamente sola quella notte.
Come desiderava poter vivere ciecamente la sua vita, senza sapere cosa c’era nel buio della notte.
Ma non era cieca. Lo sapeva e quella consapevolezza l’aveva portata a scegliere tra aiutare la gente o allontanarsi. In tutta la sua vita, Tabitha non era mai stata il tipo di persona da voltare la schiena a
qualcuno che aveva bisogno di aiuto. I suoi poteri come empatica, in alcune occasioni, erano troppo per lei. A volte sentiva troppo il dolore degli altri.
Era quello che aveva attirato Ash verso di lei. Negli ultimi tre anni, lui le aveva insegnato vari trucchi per diminuire le emozioni degli altri e concentrarsi sulle sue. Per lei era stato come la manna dal cielo e aveva fatto per la sua sanità mentale più di qualunque altra persona. Ma anche con quei trucchi, le emozioni non scomparivano del tutto.
A volte quel potere era opprimente. Era colpita da emozioni così intense che le sue scomparivano causando a volte delle esplosioni verbali di ira dovute allo stress della situazione.
Così eccola qui, sola, a passare un’altra notte solitaria per le strade mentre rischiava la sua vita per persone che si prendevano gioco di lei.
Pattugliare era stato molto più divertente quando lo aveva fatto con il suo gruppo di amici.
Tabitha si costrinse a non ricordarsi di Trish ed Alex che erano morti durante il compimento del loro dovere. Ma fu inutile. Le lacrime riempirono i suoi occhi mentre si toccava la cicatrice irregolare sul viso che le aveva fatto il demone di nome Desiderius.
Desiderius era stato il peggior tipo di psicopatico e si era messo a caccia di sua sorella Amanda e di Kyrian per ammazzarli. Fortunatamente sia Amanda che Kyrian erano sopravvissuti. Tabitha desiderava essere morta lei invece che i suoi amici quella notte. Non era giusto che loro avevano pagato un prezzo così alto quando era stata Tabitha a chiedere il loro aiuto.Dio, perché non aveva tenuto la bocca chiusa lasciandoli vivere la loro vita nel' ignoranza di tutto quel che succedeva nella notte?
Era quello il motivo per cui adesso lottava da sola. Non avrebbe mai più chiesto a nessuno di rischiare la propria vita per fare quello che faceva lei.
Loro avevano una scelta. Lei no.
Tabitha cominciò a camminare più lentamente quando sentì il familiare brivido lungo la sua spina dorsale.
Demoni... Alle sue spalle. Girandosi, si chinò fingendo di legarsi i lacci di uno stivale. Nel
frattempo, era molto cosciente delle sei ombre che la stavano circondando...
Valerius si strinse il bordo del suo Coach6 destro per stringerlo mentre camminava per la strada praticamente deserta. Come sempre, era impeccabilmente vestito con un cappotto lungo di cachemire nero, un maglione dal collo alto nero e pantaloni anch’essi neri. A differenza della maggior parte dei Dark-Hunters, lui non era un barbaro vestito di cuoio. Era l’epitomane dell’eleganza. Della classe. Della Nobiltà. La sua famiglia discendeva da una delle famiglie più antiche e rispettate di Roma. Come acclamato Generale romano il cui padre era stato un senatore molto stimato, Valerius avrebbe seguito felicemente le sue orme se le Parche o Destini, non fossero intervenute.
Ma quello era il passato e Valerius non voleva ricordarlo. Agrippina era l’unica eccezione a quella regola. Era l’unica cosa che voleva ricordare della sua vita umana.
Era l’unica persona che valeva la pena di ricordare della sua vita umana.
Valerius sussultò e concentrò i suoi pensieri su cose meno dolorose. C’era una freschezza nell’aria che faceva presagire l’imminente arrivo dell’inverno. Non che a New Orleans esistesse davvero l’inverno, paragonato a quello che era di solito l’inverno a Washington
D.C. Però, quanto più tempo stava lì più il suo sangue si scioglieva e l’aria fredda della notte era un pò fresca per lui.
Si fermò quando i suoi sensi di Dark-Hunter avvertirono la presenza di un demone. Chinando la testa, ascoltò con il suo udito affinato.
Sentì un gruppo di uomini ridere della loro vittima. E poi ascoltò la cosa più strana di tutte..
- Ridete, imbecilli. Ma ride bene chi ride ultimo e io ho intenzione di rotolare sul mio stomaco questa notte.
E poi la lotta cominciò. Valerius girò rapidamente sui tacchi e tornò nella direzione da cui era venuto. Camminò nel buio finchè non trovò una porta socchiusa che conduceva in un cortile. Lì c’erano sei demoni che lottavano contro una donna molto alta. Valerius era ipnotizzato dalla macabra bellezza della battaglia. Un demone andò alle spalle
della donna. Lei lo gettò al di sopra della sua spalla e con un elegante movimento lo pugnalò nel petto con una daga lunga e nera. Il demone scoppiò in una polvere dorata.
Lei si girò mentre si alzava pronta ad affrontarne un altro. Si passò la daga da una mano all’altra tenendola come una persona abituata a difendersi dai non-morti.
Due demoni si scagliarono su di lei. Lei fece una capriola per allontanarsi ma uno dei due aveva anticipato la sua mossa e l’afferrò.
Senza farsi prendere dal panico, la donna cedette il suo peso alzando entrambe le gambe fino al petto. Questo fece inginocchiare il demone e lei ne approfittò per alzarsi e pugnalarlo alla schiena.
E lui si volatilizzò.Solitamente, i demoni restanti sarebbero fuggiti. I quattro che erano rimasti non lo fecero. Invece, parlarono tra loro in una lingua che lui non sentiva da lunghissimo tempo: greco antico.
- La piccola donna non è abbastanza sciocca per bersi quello, ragazzi – rispose la donna in un greco impeccabile.

Valerius era così stupito che non riuscì a muoversi. In oltre duemila anni non aveva mai visto o sentito qualcosa di simile. Nemmeno le Amazzoni avevano mai prodotto una lottatrice migliore di
quella donna che stava affrontando i demoni.
Al’ improvviso, una luce apparve alle spalle della donna. Scintillò in mulinelli. Un vento freddo attraversò il cortile prima che altri sei demoni apparissero.
Valerius si irrigidì vedendo qualcosa di ancora più strano della donna-guerriero che lottava contro i demoni.
Tabitha si voltò lentamente per guardare i nuovi arrivati. Merda. Solo una volta aveva visto
qualcosa di simile.
Il leader del nuovo gruppo di demoni la guardò e rise. – Miserabile umana. - Miserabile questo –
disse Tabitha mentre gli lanciava la daga nel petto. Lui mosse la mano e deviò la daga prima che lo
raggiungesse. Quindi allungò il braccio
verso di lei. Qualcosa di invisibile e doloroso le attraversò il petto mentre veniva scagliata
all’indietro. Stordita e spaventata, Tabitha cadde a terra.
Ricordi orribili della notte in cui i suoi amici erano morti le passarono per la mente. Il modo in cui i guerrieri Spathi li avevano uccisi...
No, no, no. Loro erano morti. Kyrian li aveva ammazzati tutti. Il panico triplicò mentre lottava per alzarsi. Aveva la nausea e la vista era offuscata mentre cercava di mettersi in piedi. Valerius fu dall’altra parte del vicolo in un istante mentre vedeva cadere la donna. Il demone più alto che era
della stessa altezza di Valerius, rise. - Che bello da parte di Acheron averci mandato un avversario.
Valerius estrasse le due spade retrattili dal suo cappotto e allungò le lame. - I giochi sono per i bambini e per i cani. Ora che so in quale categoria rientri, ti insegnerò
quello che i romani fanno ai cani rabbiosi. Uno dei demoni rise.
- Romani? Mio padre mi ha sempre detto che tutti i romani muoiono strillando come maiali. Il demone attaccò. Valerius lo schivò e abbassò la spada. Il demone prese dal nulla una spada e schivò il suo attacco con un’abilità che rivelava un uomo con anni di addestramento. Gli altri demoni attaccarono contemporaneamente. Valerius lasciò cadere le sue spade e allungò le braccia sciogliendo gli uncini e gli archi legati ai suoi polsi. Gli uncini furono scagliati al petto del demone più alto che stava lottando con lui.
A differenza della maggior parte dei demoni, questi non si disintegrarono istantaneamente. Ebbero il tempo di fissarlo, con gli occhi vuoti, prima di esplodere.
Ma mentre era distratto con loro, un altro demone recuperò la sua spada e lo colpì di traverso alla schiena. Valerius gemette di dolore prima di girarsi e dargli una gomitata sul viso.
La donna si era rimessa in piedi e ne aveva ammazzati altri due.
Valerius non era sicuro di quello che era successo agli altri; a dire il vero, stava avendo un pò di difficoltà a muoversi a causa del forte dolore alla schiena.
- Muori, demone schifoso! – gli disse la donna prima di pugnalarlo in mezzo al petto e estraendo istantaneamente la daga.
Valerius gemette e barcollò all’indietro mentre il dolore gli attraversava il cuore. Si strinse il petto, incapace di pensare ad altro che non fosse il proprio dolore.
Tabitha si morse il labbro terrorizzata mentre vedeva l’uomo barcollare all’indietro senza esplodere in polvere.
- Oh, merda – sussurrò, affrettandosi al suo fianco -. Per favore, dimmi che sei un fottuto Dark- Hunter e che non ho appena ammazzato un contabile o un avvocato.
L’uomo stramazzò con forza sul selciato.
Tabitha lo girò sulla schiena e controllò se respirava. I suoi occhi erano socchiusi ma non parlava.
Teneva la mandibola fortemente stretta mentre gemeva.
Atterrita, non era ancora sicura di chi avesse pugnalato per sbaglio. Col cuore che le martellava, gli alzò il maglione per vedere la spiacevole ferita che gli aveva inferto in mezzo al petto.
E allora vide quello che si aspettava di vedere... Aveva il segno dell’arco e della freccia sul fianco destro. - Oh, grazie a Dio – sussurrò mentre il sollievo la pervadeva. Era davvero un Dark-Hunter e non uno sfortunato essere umano. Tabitha prese il suo telefono e chiamò Acheron per fargli sapere che uno dei suoi uomini era
stato ferito, ma lui non rispose. Così cominciò a fare il numero di sua sorella Amanda, finchè non le ritornò un pò di
buonsenso. C’erano solo quattro Dark-Hunters in questa città. Ash che li comandava. Janice che aveva conosciuto qualche ora prima. Il vecchio capitano pirata Jean-Luc. E...
Valerius Magnus.
Lui era l’unico Dark-Hunter di New Orleans che non conosceva personalmente. Ed era il nemico mortale di suo cognato Kyrian.
Premette il pulsante per annullare la chiamata telefonica. Kyrian avrebbe ammazzato quest’uomo in un secondo attirandosi così la furia di Artemide sulla sua testa. E per quello la dea lo avrebbe ucciso e questo era l’ultima cosa che Tabitha desiderava. Sua sorella sarebbe morta se fosse successo qualcosa a suo marito.
E se solo la metà di quello che Kyrian aveva detto su quest’uomo e la sua famiglia era vero, forse sarebbe stato meglio se lei lo avesse lasciato lì a morire.
Ma Ash non l’avrebbe mai perdonata se avesse fatto un’azione del genere ad uno dei suoi uomini.
Inoltre, non poteva lasciarlo lì, nemmeno lei era tanto spietata. Le piacesse o meno, lui le aveva salvato la vita e lei era obbligata dall’onore a restituirgli il favore.
Sussultando, si rese conto che doveva metterlo in salvo. E lui era un pò troppo grande per poterci riuscire da sola. Prese di nuovo il suo cellulare e fece un numero aspettando la risposta che arrivò in un lento e morbido accento cajun.
- Ehi, Nick, sono Tabitha Deveraux. Sono nel vecchio cortile di Royal Street con un uomo ferito e ho bisogno di aiuto. C’è la possibilità che tu questa sera voglia essere il mio cavaliere dalla brillante armatura e dare una mano ad una damigella in difficoltà?
La risata dolce di Nick Gautier le risuonò nell’orecchio. - Bene, chèr, sai che vivo per questi
momenti. Sarò lì immediatamente. - Grazie – gli rispose lei prima di dargli la giusta direzione da prendere e chiudendo la comunicazione. Essendo un nativo di New Orleans, come lei, Nick era stato un suo conoscente poiché ambedue frequentavano molti degli stessi ristoranti e club. Senza dire poi che Nick aveva portato
molte delle sue ragazze a comprare alcuni dei travestimenti più piccanti che Tabitha vendeva nella sua boutique, Il vaso di Pandora.
Nick era un briccone incantatore e affascinante come nessun altro uomo che avesse conosciuto.
Aveva i capelli castano scuri che cadevano spesso su un paio di occhi che erano tanto azzurri e seducenti che avrebbero dovuto essere dichiarati illegali.
E riguardo al suo sorriso... Nemmeno lei ne era completamente immune. Era rimasta sorpresa di venire a sapere, al matrimonio di sua sorella tre anni prima, che Nick
in realtà lavorava per i non-morti. I pettegolezzi su quello che faceva Nick per guadagnarsi da vivere avevano sempre abbondato. Ogni persona che frequentava il Quartiere Francese sapeva che lui possedeva tonnellate di denaro e nessun vero lavoro. Quando era apparso come padrino di Kyrian al suo matrimonio, Tabitha era rimasta completamente sorpresa.
E da quella notte lei e Nick avevano stipulato una strana alleanza come compagni di bevute e  complici di avventure che mettevano in essere per irritare i Dark-Hunters. Era davvero piacevole avere qualcuno con cui parlare che sapeva che i vampiri erano reali e che comprendeva i pericoli che lei affrontava ogni notte.
Tabitha si sedette sul marciapiede aspettando Nick. Valerius ancora non si muoveva così lei reclinò la testa per studiare il grande diavolo di Kyrian. In accordo con suo cognato, anche lei pensava che Valerius e la sua famiglia romana erano stati i bastardi della peggior specie.
Avevano assassinato e torturato chiunque si mettesse sulla loro strada mentre combattevano sanguinose battaglie attraverso tutto il mondo antico. Lei avrebbe preso le affermazioni di Kyrian con riserva se non fosse stato per il fatto che anche altri Dark-Hunters erano d’accordo.
Per quello che ne sapeva lei, Valerius non piaceva a nessuno. A nessuno. Ma mentre lo guardava respirare leggermente, non le sembrava tanto sinistro. Probabilmente perché era praticamente  .morto. In realtà, era già morto. Ma respirava ancora. La luce della luna proiettava ombre sui bei
lineamenti del viso e mostrava le macchie di sangue sui suoi abiti dove era stato colpito. Se ci fosse stata la possibilità di dissanguarsi fino alla morte, lei avrebbe premuto un assorbente contro la ferita del suo petto ma così non era e perciò rimase quieta.
- Come moristi? – sussurrò.
Kyrian non lo sapeva, e in tutti gli scritti sull’antica Roma e Grecia, il nome di Valerius era stato raramente menzionato. Nonostante tutta la brutalità di cui Kyrian lo accusava, Valerius Magnus non era molto più che una nota a piè di pagina di qualche libro di storia.
- Ehi, Tab, sei lì?
Lei sospirò sollevata al suono profondo e dall’accento lento di Nick. Grazie a Dio viveva solo a tre isolati di distanza e sapeva come fare in fretta quando c’era un guaio.
- Qui. Vestito con un paio di jeans consumati e una camicia azzurra a maniche corte, Nick si avvicinò rapidamente a lei e bestemmiò nello stesso istante in cui vide chi era il ferito sul marciapiede.
- Stai scherzando – commentò grugnendo dopo che lei gli aveva chiesto di aiutarla a mettere in piedi Valerius -. Non piscerei su di lui nemmeno se stesse andando a fuoco.
- Nick! – esclamò Tabitha, sorpresa davanti al suo rancore. Di solito Nick era uno degli uomini più tranquilli -. Questo commento non era necessario.
- Oh, sì, certo. Capisco perché non hai chiamato Kyrian. Perché Tabitha? Perché ammazzerebbe ambedue?
Lei soffocò il proprio temperamento poiché avrebbe solo aumentato la rabbia di Nick se avesse cominciato a dirgli di come si stava comportando infantilmente.
- Andiamo, Nick. Non fare così. Nemmeno io vorrei aiutarlo, ma Ash non risponde al telefono e apparentemente non piace a nessuno qui.
strada.
- Questo è dannatamente vero. Tutti, tranne te, hanno più cervello. Lascia che marcisca per
Lei si alzò affrontandolo con le mani sui fianchi.
- Bene. Allora spiegherai tu ad Ash perché uno dei suo Dark-Hunter è stato ucciso. Veditela tu con la sua furia. Io me ne lavo le mani.
Nick socchiuse gli occhi guardandola. - Sei davvero fastidiosa, Tabby. Perché non hai chiamato Eric per questo? - Perché è sconveniente chiedere un favore al tuo ex felicemente sposato con un’altra,d’accordo? Chissà perché ho pensato che il mio amico Nick non mi avrebbe rifiutato questo favore, ma vedo che mi sbagliavo.Lui sussultò esageratamente a quelle parole.
- Odio davvero quest’uomo. Tabitha. Sono stato per troppo tempo lo Scudiero di Kyrian e gli devo troppo per prestare aiuto all’uomo il cui nonno lo crocifisse.
- E noi siamo responsabili per le azioni dei membri della nostra famiglia, vero, Nick? Lui strinse i denti a quelle parole. Il padre di Nick era stato un assassino morto in una rivolta carceraria. Tutti sapevano molto
bene che l’uomo era un criminale che aveva passato tutta la gioventù di Nick entrando ed uscendo di prigione per ogni tipo di reato. Lo stesso Nick aveva cominciato a percorrere la stessa strada del padre quando Kyrian era apparso nella sua vita e lo aveva salvato.
- Questo è stato un colpo basso, Tab, davvero basso.
- Ma è vero. Ora, per favore, dimentica che è un imbecille e aiutami a portarlo a casa, d’accordo?
Nick grugnì prima di avvicinarsi a loro. - Sai dove vive? - No, e tu? - Da qualche parte nel Garden
District. – Nick prese il suo cellulare e fece un numero. Un
minuto dopo bestemmiò -. Otto, rispondi al telefono. – Bestemmiò di nuovo prima di chiudere il cellulare e guardarla con rabbia -. Sai, non è buon segno quando lo Scudiero di un Dark-Hunter non risponde alla chiamata per salvarlo.
- Forse Otto è occupato. - Forse Otto è pazzo. - Nick... Nick posò il cellulare in tasca e poi si chinò prendendo Valerius e gettandoselo sulla spalla
per poi incamminarsi fuori dal cortile verso la sua Jaguar parcheggiata in strada. Lasciò cadere bruscamente Valerius sul sedile accanto al guidatore.
- Fai attenzione alla sua testa, Nick! – esclamò Tabitha quando Nick lo sbattè contro il sediolino.
- Non è che muore o qualcosa del genere. E comunque, cosa gli è successo? - L’ho pugnalato. Nick sbattè le palpebre e poi scoppiò a ridere. - Sapevo che ci doveva essere un motivo del perché mi piaci. Oh, accidenti, non posso
aspettare a raccontarlo a Kyrian. Morirà per le risate. - Sì, bene, nel frattempo, porta Valerius a casa mia e dammi il numero di Otto, così potrò
continuare a chiamarlo. - E vuoi dirmi come lo porto a casa tua se Bourbon Street è chiusa al traffico dopo il tramonto? – Lei lo guardò comicamente. Lui grugnì -. D’accordo, ma mi devi un grande favore. -Sì, sì. Mettiti all’opera, Scudiero. Lui mormorò qualcosa a bassa voce che lei era sicura non le sarebbe piaciuto, prima di andare dall’altra parte dell’auto e salire. Dal momento che la sua auto era a due posti, Tabitha si incamminò a piedi verso il suo negozio dove si sarebbero incontrati. Mentre camminava tra la gente per Bourbon Street, sentì fisicamente qualcosa di malvagio passarle accanto.
Voltandosi, scrutò la folla ma non vide niente. Ma nonostante ciò lo sentiva dentro, nel profondo di se stessa. - Qualcosa di malvagio è in strada...? – sussurrò il titolo del suo libro favorito di Ray Bradbury. E qualcosa dentro di sè le disse che era molto più maligno di qualunque cosa avesse mai affrontato prima.









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