giovedì 25 luglio 2013

Anteprima : La trilogia delle stanze Stanza N.1 di Emma Mars


STANZA N. 1 TROVAMI 
di 
Emma Mars 




IL 29 Agosto in libreria 


ARRIVA LA RISPOSTA FRANCESE ALLE CINQUANTA SFUMATURE. MOLTO PIÙ DI UNA TRILOGIA EROTICA: OGNI “STANZA” È UN GRANDE ROMANZO IN CUI, PER LA PRIMA VOLTA, L’EROTICO SI SVILUPPA IN UNA TRAMA FATTA DI MISTERO, INSIEME A UNA SAGA FAMIGLIARE.









STANZA N. 1 TROVAMI 
di 
Emma Mars 
Pagine 488 
Euro 14,90
Sperling & Kupfer
dal 29 agosto 

Parigi. Elle, 23 anni, ha deciso: il gioco, divertente ed eccitante, di fare la escort, sta per finire. Questa sarà la sua ultima notte di lavoro. Ormai sta per sposarsi con David, un uomo ricchissimo e affascinante.
Poco importa se anche lui è stato un suo cliente: l’amore, poi, ha avuto lameglio. Ma durante quest’ultima notte accade qualcosa: l’uomo con cui Elle si incontra, in un hotel dove ogni stanza ha il nome di una cortigiana del passato, non è un semplice sconosciuto. È l’uomo più sexy che la ragazza abbia mai conosciuto, ed è il fratello del suo futuro marito. Elle se ne accorge troppo tardi.
Da quel momento, Elle comincerà a ricevere dei messaggi da quest’uomo che contengono una sorta di comandamenti sessuali. E comincia una sottomissione – e una rieducazione sessuale – i cui passi si compiranno nelle lussuose e magnifiche stanze dell’hotel…
Non solo: Elle scoprirà che nel passato di David e Louis si nasconde un segreto: una donna, Aurore, che è stata la moglie di David ed è morta suicida. E a cui Elle assomiglia terribilmente.

 TITOLO-SENSAZIONE DELLA FIERA DI FRANCOFORTE 2012, 
LA TRILOGIA DELLE STANZE 
È IN CORSO DI PUBBLICAZIONE IN 10 PAESI. 

STANZA N.2  - SVELAMI  
STANZA N. 3 - SCOPRIMI

 SARANNO PUBBLICATI IN AUTUNNO.



Il Book trailer :


video



Per voi un piccolo estratto !

Questo romanzo è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il prodotto

dell’immaginazione dell’autrice o usati in chiave fittizia. Ogni rassomiglianza con persone
realmente esistenti o esistite, fatti o località è puramente casuale.
Se riuscirai a vivere senza un maestro, un qualsiasi
maestro, vieni a raccontarmelo. Saresti il primo
tra gli esseri umani.
Lancaster Dodd,
nel film The Master di Paul Thomas Anderson

1
Parigi, primi di giugno 2010, una camera d’albergo
a metà pomeriggio
Non sono mai stata una di quelle donne convinte che le camere d’albergo
siano tutte uguali, un puro e semplice spazio privo di stile e
personalità. Una gelida e anonima galleria, adatta solo per riposarsi
e arrivare al giorno dopo. Forse quelle donne vi hanno solo passato
la notte, fra un treno e l’altro o un aereo e l’altro, sfinite per il viaggio.
Invece, per apprezzarne la particolarità e l’unicità, una camera
d’albergo va frequentata di giorno, quando il resto dell’hotel è vuoto,
o quasi. Bisogna entrare in sintonia con quelle stanze, comunicare
con esse attraverso i sensi, l’uno dopo l’altro, in modo da distinguere
le tracce di chi, prima di noi, lì dentro può aver riso, pianto, amato,
goduto. In albergo, l’ho imparato negli ultimi mesi, ricevi in base a
quello che dai. Se non fai che sprofondare nel sonno, nella noia o nella
malinconia, non riesci a cogliervi che il riflesso della tua tristezza o
della tua indolenza. E ne esci, ahimè, identico a te stesso.
Se invece ascolti attentamente quello che una stanza d’albergo
ha da dire, allora ne trai mille storie, mille aneddoti, mille sospiri e
muori dalla voglia di aggiungerci i tuoi. A volte i più curiosi si sentono
posseduti dai segni di chi è stato lì prima di loro. Un profumo rimasto
sulle tende o sul letto. Una macchiolina superstite. La velatura di
uno specchio che disegna un’ombra, quasi un profilo. Sono dettagli
che ti entrano dentro, ti pervadono, ti stimolano a vivere la storia che
aspetta anche te.
Ed è esattamente quanto mi accingo a fare in questo momento,
2
nuda, i polsi legati al letto: scrivere le nuove pagine di un racconto
iniziato molto prima di oggi, molto prima di me.
Come la maggior parte delle camere dell’Hôtel des Charmes,
la Joséphine dispone di un immenso specchio sul soffitto. Così,
aspettando che si cominci a fare sul serio, mi prendo tutto il piacere
di contemplarmi. Io, Annabelle Lorand in Barlet, quasi ventiquattro
anni, sposata quest’anno, pronta a darmi senza riserve all’uomo che
si sta preparando nella stanza da bagno attigua. Chi sarà? Di lui non
so ancora niente. L’unica certezza è che non è mio marito. Se fosse
mio marito, saremmo qui? In tutta franchezza, saremmo arrivati a
questo punto?
Mi faccio chiamare Elle. Da sempre e in ogni circostanza. Certo,
Belle sarebbe pesante da portare, ma credetemi, Elle è peggio. Elle,
«lei», come se io da sola fossi la summa di tutte le donne. Come
se concentrassi in me tutte le loro grazie, incarnassi tutti i desideri,
fondessi in me tutte le fantasie, i metalli grezzi di cui sono fatti gli
uomini.
Quando finalmente la porta del bagno cigola, emetto dei gridolini
di sorpresa. Brevi. Forse un po’ troppo acuti. Avevo finito per credere
che la sua presenza fosse solo un sogno. Lo sconosciuto si ferma,
esita ad avvicinarsi. Immagino la sua mano stretta sulla maniglia, il
fiato sospeso.
«Signora? Signora Barlet, è tutto come desidera?»
Non è la sua voce. Viene dal corridoio. In modo discreto si preoccupano
per me. Ci tengono che rimanga soddisfatta. La signora è una
habituée. Da queste parti la signora è una privilegiata. Il mio uomo
ha dato disposizioni precise. E lui è il tipo che qui viene ascoltato,
ascoltato ed esaudito.
«Sì, signor Jacques… non si preoccupi, va tutto bene.»
Non mi coccolavano così la prima volta che ho alloggiato in questa
camera, un anno fa. E non ero neanche così sicura di me. Questi
grandi specchi mi restituivano tutta un’altra immagine. Avevo già le
stesse forme come fardello, le stesse rotondità come promessa. Ma ne
ignoravo il potere, e ancora di più l’utilizzo. Non godevo dell’altro,
e ancora meno di essere me stessa.
3
Cosa ti fa godere, Elle? Cos’è che mi fa godere, eh? E che io
sola conosco? Cos’è veramente in grado di farmi sciogliere fin
dentro le viscere? Di farmi bagnare senza neppure toccarmi,
al solo pensiero? Il corpo di un uomo nudo? Il suo odore?
Vedere un sesso anonimo, in erezione per me? Contro di me?
Dentro di me…
(Appunto del 5/6/2010, scritto di mio pugno)
No, un anno fa non sapevo che ogni camera è un crogiolo d’amore
in cui ogni donna resta in incubazione imparando finalmente a essere
se stessa. Non ero schiava come lo sono adesso e, tuttavia, ero prigioniera,
molto più di oggi. Non ingannatevi, oggi sono io la padrona,
e non solo dell’uomo che trepida dietro la porta. Il mio abbandono
è totale, eppure non sono mai stata in grado di controllare il corso
degli eventi come ora.
Un anno fa non ero ancora Elle. Ero tutte le donne tranne lei, quella
che dovevo ancora far nascere…






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