lunedì 15 aprile 2013

Recensione: Roma 42 D.C. Cuore Nemico di Adele Vieri Castellano










Trama:

Il legato Marco Quinto Rufo, uomo di estrema forza e coraggio, è di stanza a Mogontiacum, ultimo avamposto dell’Impero Romano in terra germanica; a lui il compito di asservire la tribù dei chatti. Dopo una drammatica battaglia, il suo amico e compagno fraterno, Quinto Decio Aquilato, riesce a fare prigionieri i due principi, Ishold e suo fratello Raganhar. Ora che i nemici sembrano essere domati, un pericolo ancora più insidioso incombe su Aquilato, qualcosa che lui non avrebbe mai pensato di affrontare… Inizia così un amore impossibile tra un guerriero valoroso e una donna forte e caparbia divisi dai confini degli uomini ma non da quelli del cuore.



Recensione:


“Puoi ancora farlo” era il grido tormentato del suo corpo mentre la penetrava più a fondo “hai ancora un futuro. Io sono qui, solo per te”


Avevamo lasciato il nostro Apollo batavo in questo modo, tra le braccia di Giulia Cassia nell’intento di donarle una ragione per vivere ancora, dopo il tentativo di morire che aveva accarezzato il corpo della patrizia romana. Anche allora avevamo capito che Quinto Decio Aquilato non era soltanto il braccio di Rufo, dotato di una bellezza scintillante ma soprattutto un uomo capace di grandi gesta.
Dopo pochi mesi che ci sono sembrati un eternità Adele Vieri Castellano ci riporta indietro nel tempo, accantonando l’assolata Capua avvolta nei profumi dei narcisi e della salsedine,dopo la morte di Caligola e la vendetta che ha macchiato le domus di Roma, ci conduce nella Selva Hercynia nel mezzo del villaggio dei chatti dove possiamo veder brillare negli occhi dei personaggi lo scintillio delle lame vibranti dei colpi dei romani, tra le frecce pronte a penetrare corpi selvaggi ricoperti di pelli di animali e tra il galoppare micidiale dell’assalto dei batavi.
A capitanare la lotta il legato Marco Quinto Rufo, seguito dal nostro nuovo protagonista Aquilato che guida i suoi batavi sul campo di battaglia con la stessa impetuosità con cui Apollo guida il suo carro al sorgere del sole. 


Aquilato con il suo fedele amico a quattro zampe, Sotere, si ritrova a rincorrere il ragazzo che crede essere il secondogenito del re dei chatti ma ciò che troverà nel suo agguato sarà Ishold di Gerlach, una principessa.

L’inizio di una lotta selvaggia tra sentimenti ed istinti, un’incontro che cambierà tutto ciò che, Aquilato ed Ishold, hanno imparato nella loro vita.
A dividere i due non solo la guerra ma la sempre più evidente diversità di due entità cresciute in modo completamente estraneo l’uno dall’altro.

Ishold viene presentata come una donna selvaggia cresciuta tra lo smeraldo delle foreste, indipendente, forte, schietta, non ha paura a mostrare il suo lato poco femminile e soprattutto guarda in volto l’uomo che vorrebbe sottometterla ad un mondo che sembra schiacciare l’onore del suo popolo. Una donna lontana dal tipo di matrone romane a cui il batavo è abituato contrariamente a loro lei è come un fiume indisciplinato che trabocca dal cammino da lui designato.




L’uomo tagliò un altro pezzo di carne. L’acquolina le stuzzicò la lingua. «Allora, come ti chiami?» le domandò testardo. Ishold si sentì vibrare dalla testa ai piedi. Non glielo avrebbe mai detto. «Chiamami pure Castigo» le salì alle labbra. «Castigo, eh?» «Sì. Il tuo, romano.»


Il batavo, considerato da lei come “schiavo di Roma”  entra nella sua vita a colpi di freccia, scaraventandola in un turbine di incertezze... salvatore, devastore, schiavo, guerriero, carceriere.
Come il sole del mattino che filtra nella foresta sfolgora nel petto di Ishold devastandola nello stesso modo in cui i romani hanno invaso il suo villaggio.


Aquilato intrigato e quasi messo in ginocchio dal desiderio di ciò che non può avere, l’uomo di cui tutte le donne, e non solo, sono affamate dovrà combattere per ottenere una donna che come una lince sfugge ai suoi richiami.


Possiamo distinguere il cambiamento graduale delle loro emozioni accompagnate dalle varie stagioni. prima la lama tagliente della primavere che staglia il sole come un pugio estirpando il freddo, l inverso che si avvicina nella sua coltre di neve che nefasta ricopre il petto di ishold e aquilato nella bufera di un sentimento che imparano a riconoscere pian piano tra le lezioni di scrittura e la costruzione della civiltà nella mente dei barbari.




«La dolcezza a volte è figlia della violenza, Castigo, ma spesso ti porta più vicino ai tuoi fini di quanto possa farlo una lama affilata. Ti dirò ciò che penso» le disse e il suo respiro le scaldò le labbra. «Penso che tu sia così decisa a resistere alla violenza che ti piegherai alla dolcezza.»




Sicuramente nessuno avrebbe potuto presentare  Roma con l orgoglio di Aquilato e la profonda voce solcata dall appartenenza di un mondo solido civile che rispecchia valori e civiltà dei suoi occhi.
Tra le sponde di una vendetta che attraversa il Tevere sfociando nella fetida subbura e con l'aiuto della brezza si dilaga fino ad accarezzare il Palladino ed intrufolarsi nel circo massimo.
Nuovamente siamo costrette a trattenere il fiato, a sentire il cuore battere e fermarsi nella suspance degli eventi, tra ferite e desiderio camminiamo tra i mercanti, nei lupanari e tra le colonne opulente che ombreggiano intrighi e vendette.

A sorprendere e destare l’interesse del lettore non sono soltanto i due protagonisti e le scene che ci riportano al nostro amato Marco Rufo e la sua nuova famiglia ma anche nuove conoscenze tra cui  Massimo Valerio Messalla figlio scapestrato ma di acuto intelletto, lui che ha perso la sua amata e tenta di annegare in ogni dispiacere tra i fumi del vino più dolce, tra le soavi grazie delle lupe e tra i carri delle gare equestri al Circo Massimo divenendone l’auriga Selecto. 

Un’altro personaggio che desta altrettanto interesse è il principe chiatto Raganhar, forte, irruento, dall’animo puro e selvaggio come la sua terra riflessa nei suoi occhi,  dalla fredda intelligenza tanto da imparare pian piano ad apprezzare la civiltà di Roma.
Entrambi instaurano una strana amicizia che li aiuterà a crescere e comprendere il cammino che possono costruire davanti a se.


«La tua faccia non mi fa più paura, barbaro. Non ti starai mica ammosciando?» «La mia faccia non ti ha mai fatto paura, romano.» «È un bene?» «Non lo so, staremo a vedere.»











Adele Vieri Castellano ci ha nuovamente regalato un capolavoro senza deludere alcuna aspettativa anzi rendendo ai nostri amati beniamini storie perfette.
Cosa posso dire di Aquilato e Ishold solo questo:

Il loro amore è un sussurro nella notte celato dal buio, tra le ombre tacite e diverse create dalla fioca luce del tempio di Fatua




Aquilato le prese il volto tra le mani e la baciò sulla bocca. Quando il bacio finì, un lungo amorevole discorso senza una parola, si fissarono negli occhi: «Volevo un momento per me, per piangerti, ma solo questa volta. Ti amo così tanto che solo per te sarei vissuta, per onorare il tuo sacrificio.» Aquilato sorrise, un sorriso bello e sconvolgente. «Sei il mio Castigo» sussurrò spostando una ciocca fiammeggiante dalla faccia bagnata. «E tu sei il mio cuore, Aquilato. Il mio cuore nemico.»





Posta un commento